Storie di Tradimento

Gli Uomini che Tradiscono Hanno una Caratteristica: Ecco Quale

Sara Marchetti

Sara Marchetti

Curatrice — Psicologia delle relazioni

8 min di letturaAggiornato: 6 lug 2026
gli uomini che tradiscono hanno una caratteristica — Storie di Tradimento
In breve
  • Non esiste un identikit scientifico universale dell'uomo che tradisce.
  • Il filo conduttore più onesto secondo la ricerca: lo scarso impegno nella relazione.
  • Selterman ha individuato otto motivazioni: spesso il tradimento non nasce dal disamore.
  • Il benessere di coppia cala prima del tradimento: i segnali veri sono lì.

Gli uomini che tradiscono hanno una caratteristica che li accomuna? È la promessa di mille titoli, e merita una risposta onesta: la scienza non ha mai trovato un gene del traditore, né un identikit valido per tutti. Ma la ricerca psicologica seria un filo conduttore lo ha individuato, ed è meno scenografico e più utile di quelli che circolano di solito: lo scarso impegno nella relazione. Non una legge universale — vedremo perché — ma il tratto che ritorna con più costanza nelle storie di infedeltà maschile.

Capire questo filo conduttore serve a due lettori diversi: all'uomo che sente di camminare sul bordo, e a chi vive accanto a un uomo e vuole capire cosa guardare davvero, al di là dei luoghi comuni.

La risposta onesta: non esiste un identikit universale

Cominciamo da ciò che la ricerca non dice. Non esiste uno studio serio che abbia isolato una singola caratteristica — un tratto di personalità, un mestiere, un segno zodiacale — capace di predire chi tradirà. Chi te lo promette sta semplificando per vendere.

Quello che esiste è una ricerca solida sulle motivazioni. Lo studio di Selterman e colleghi pubblicato sul Journal of Sex Research ha chiesto a chi aveva tradito il perché, e ha individuato otto motivazioni distinte: rabbia verso il partner, mancanza di amore, scarso impegno nella relazione, bisogno di autostima, fattori situazionali come alcol, distanza o stress, il sentirsi trascurati, il desiderio sessuale e la ricerca di varietà.

Otto strade diverse, non una. Eppure, dentro questo elenco, una voce ha un peso particolare: lo scarso impegno. Le altre motivazioni descrivono spinte che quasi tutti provano prima o poi — chi non si è mai sentito trascurato, arrabbiato, tentato dalla novità? La differenza tra chi resta fedele e chi no passa spesso da quanto quella persona è davvero investita nel rapporto. È questo il filo conduttore onesto che il titolo promette: non un marchio di fabbrica, ma il terreno su cui tutte le altre spinte attecchiscono più facilmente.

Con una precisazione doverosa: non è una legge scientifica universale. Esistono uomini poco coinvolti che non tradiranno mai, e uomini apparentemente devoti che tradiscono. La psicologia lavora su tendenze, non su destini.

Lo scarso impegno: che cos'è davvero

Impegno, in psicologia della coppia, non significa fare la spesa o pagare il mutuo. Significa tre cose precise: quanto investi nel rapporto (tempo, attenzione, vulnerabilità), quanto ti vedi in un futuro comune, quanto senti la coppia come un noi e non come un contratto tra due io.

L'uomo con scarso impegno può essere un marito formalmente impeccabile. Ma la relazione, nella sua testa, è uno scompartimento tra gli altri: c'è il cassetto del lavoro, il cassetto degli amici, il cassetto della famiglia — e i cassetti non comunicano. Gli psicologi chiamano questa attitudine compartimentazione: la capacità di tenere vite parallele senza apparente conflitto interiore. Chi compartimenta bene riesce a tornare a casa dopo un incontro clandestino e chiedere cosa c'è per cena, senza che nulla trapeli.

Ecco perché lo scarso impegno è più predittivo della semplice tentazione. La tentazione capita a tutti; è l'investimento nel rapporto a decidere che cosa ne facciamo. Chi sente di avere molto da perdere — non solo materialmente, ma emotivamente — mette in campo quelle piccole difese quotidiane che gli studiosi della fedeltà conoscono bene: evita le situazioni ambigue, raffredda le confidenze che si scaldano troppo, riporta a casa i propri bisogni invece di esportarli.

Chi invece vive la coppia a basso investimento non attiva nessuna di queste difese. Non perché abbia deciso di tradire: perché non ha abbastanza dentro la relazione da sentire l'allarme.

Le altre sette strade: perché il disamore non spiega tutto

Ridurre tutto a una caratteristica sarebbe disonesto quanto i titoli acchiappa-clic. Le altre motivazioni individuate dalla ricerca di Selterman meritano attenzione, perché rovesciano parecchi luoghi comuni. La più controintuitiva: il tradimento spesso non nasce dal disamore. Uomini che amano sinceramente la moglie tradiscono per rabbia dopo un conflitto, per un bisogno di autostima ferita, perché si sentono trascurati, o per puri fattori situazionali — una trasferta, una sera di alcol, un periodo di stress che abbassa le difese.

Per l'uomo sopra i 50 anni, due di queste strade sono particolarmente frequentate. La prima è l'autostima: il corpo che cambia, il lavoro che non dà più identità, la sensazione di essere diventato invisibile. Un'attenzione esterna, in quel deserto, vale oro. La seconda è la ricerca di varietà dopo decenni di routine: non un'altra donna, ma un'altra versione di sé.

«Non ho mai smesso di voler bene a mia moglie, ed è questa la cosa che nessuno capisce. Ho tradito nel periodo in cui mi sentivo più insignificante: prepensionato, invisibile, vecchio. Quella donna non mi piaceva nemmeno tanto. Mi piaceva come mi guardava.» — Massimo, 57 anni, Torino

Capire questo non assolve nessuno: le scelte restano scelte, e le conseguenze pure. Ma spiega perché la domanda giusta non è mai solo «chi è lui?», bensì «dove era finito il suo investimento nel rapporto quando è successo?».

I numeri veri, senza sensazionalismi

Quanto è diffuso il fenomeno? I dati onesti ridimensionano sia gli allarmismi sia le assoluzioni. Secondo l'Osservatorio sull'infedeltà 2025 di Gleeden, condotto con YouGov, circa 4 italiani su 10 dichiarano di aver tradito almeno una volta nella vita — un dato per giunta in calo rispetto agli anni precedenti.

Sul divario tra i sessi, la General Social Survey americana, analizzata dall'Institute for Family Studies, registra che il 20% degli uomini sposati dichiara rapporti extraconiugali contro il 13% delle donne: gli uomini tradiscono di più, sì, ma il divario è molto meno abissale di quanto racconti lo stereotipo del maschio cacciatore.

E c'è un dato che riguarda da vicino i lettori di questa fascia d'età: nella stessa analisi, il picco dell'infedeltà maschile dichiarata si registra tra i settantenni, con il 26%. La crisi di mezza età, insomma, non è l'ultimo capitolo della storia: l'età in cui l'impegno si allenta — o si rinnova — arriva più volte nella vita.

Un'avvertenza metodologica, per onestà: sono tutti dati dichiarati. Le persone tendono a confessare meno di quanto fanno, quindi le percentuali reali sono verosimilmente più alte. Ragione in più per non usare i numeri come consolazione né come condanna.

Come si riconosce lo scarso impegno (con prudenza)

Se il filo conduttore è l'investimento nel rapporto, i segnali da guardare non sono quelli da film — il telefono capovolto, il profumo diverso — ma quelli, più silenziosi, del disinvestimento quotidiano:

  • Le decisioni importanti prese da solo: lavoro, soldi, tempo libero pianificati senza che la coppia sia mai interpellata.
  • Il futuro assente dalle conversazioni: nessun progetto comune, nessun «l'anno prossimo noi», solo logistica del presente.
  • La vita parallela: interessi, amicizie e mondi interi mai condivisi né raccontati, non per riservatezza ma per separazione.
  • La coppia come servizio: la relazione ridotta a organizzazione domestica, senza curiosità per la persona che si ha accanto.

Due cautele, però. La prima: questi sono indizi di clima, non prove di tradimento. Un uomo disinvestito può essere semplicemente depresso, stanco, in crisi con sé stesso. La seconda: la ricerca di Stavrova, Pronk e Denissen pubblicata su Psychological Science nel 2023 ha mostrato che il benessere personale e di coppia comincia a calare già prima che il tradimento avvenga. Tradotto: il segnale più affidabile non è mai un dettaglio da detective, è il raffreddamento generale del rapporto. Chi cerca prove nel telefono guarda il dito; il clima della coppia è la luna.

«Col senno di poi, i segnali non erano i messaggi cancellati. Era che da due anni non mi chiedeva più niente di me. Potevo raccontargli qualunque cosa e lui annuiva. Il tradimento l'ho scoperto dopo; la solitudine era già tutta lì.» — Rosanna, 55 anni, Salerno

Cosa farne: se ti riconosci, o se lo riconosci in lui

Se leggendo hai riconosciuto te stesso — l'investimento che cala, i cassetti separati, la tentazione che non trova più difese — il punto non è colpevolizzarsi ma agire prima, perché il disinvestimento è reversibile finché non diventa una doppia vita. Le mosse concrete: rimettere la coppia nell'agenda come si fa con un cliente importante, dire ad alta voce i bisogni che stai esportando altrove, e se da soli non si riesce, un terapeuta di coppia — che per una generazione cresciuta col mito del cavarsela da soli è la mossa più difficile e più efficace.

Se invece riconosci questi tratti nel tuo partner, la strada non è l'interrogatorio ma la conversazione sul clima: nominare il raffreddamento, chiedere che cosa sta succedendo, proporre un percorso insieme. E se il tradimento è già avvenuto, la ricerca del Gottman Institute offre un dato che orienta: nelle coppie in cui chi ha tradito accetta di rispondere alle domande del partner, la relazione sopravvive nell'86% dei casi, contro il 59% quando si rifiuta. La trasparenza dopo, come l'impegno prima, è la variabile che sposta davvero i destini.

Conclusione

Gli uomini che tradiscono hanno una caratteristica ricorrente, dunque, ma non è quella dei titoli sensazionalistici: è lo scarso impegno nella relazione, il vivere la coppia come uno scompartimento a basso investimento dove le tentazioni di tutti — rabbia, autostima ferita, fame di novità — non incontrano più difese. Non è una legge universale, e nessun identikit sostituisce l'onestà di guardare la propria storia.

La buona notizia è che l'impegno, a differenza dei tratti di personalità, si può ricostruire. Si ricostruisce con scelte piccole e quotidiane: tornare a investire, tornare a raccontarsi, chiedere aiuto quando serve. Il tradimento prospera nella distanza silenziosa; il suo antidoto non è la sorveglianza, è la presenza.

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Nota: Questo articolo ha scopo puramente informativo e non sostituisce il parere di un professionista. Se stai vivendo una situazione di crisi relazionale, ti consigliamo di rivolgerti a uno psicologo o psicoterapeuta qualificato.

Chi ha scritto questo articolo

Sara Marchetti

Sara Marchetti

Curatrice — Psicologia delle relazioni · Cura i contenuti di psicologia delle relazioni di Storie di Tradimento

Cura i contenuti dedicati alla psicologia delle relazioni e del tradimento, basandosi sulla letteratura pubblicata (Gottman Institute, Journal of Sex Research, Mayo Clinic) e sulle migliaia di storie raccolte dalla community del canale. I suoi articoli non sostituiscono un percorso con un professionista della salute mentale.

Ultimo aggiornamento: 6 luglio 2026

Domande Frequenti

Non esiste un tratto universale dimostrato dalla scienza. Il filo conduttore più ricorrente indicato dalla ricerca di Selterman sul Journal of Sex Research è lo scarso impegno nella relazione: chi investe poco nel rapporto e vive la coppia come uno scompartimento separato tradisce con più facilità.

Sì, ma meno di quanto dica lo stereotipo. Secondo la General Social Survey americana, analizzata dall'Institute for Family Studies, il 20% degli uomini sposati dichiara rapporti extraconiugali contro il 13% delle donne. In Italia, per l'Osservatorio Gleeden/YouGov 2025, circa 4 italiani su 10 ammettono di aver tradito.

Non necessariamente. La ricerca di Selterman e colleghi ha individuato otto motivazioni distinte — rabbia, autostima, fattori situazionali, sentirsi trascurati, varietà e altre — e mostra che il tradimento spesso non nasce dal disamore.

Dai comportamenti quotidiani: decisioni importanti prese da solo, nessuna conversazione sul futuro comune, vita parallela di interessi mai condivisi, coppia vissuta come un servizio. Sono indizi di clima, non prove: vanno letti nell'insieme, non usati come checklist da detective.

Lo studio di Stavrova su Psychological Science mostra che il benessere di coppia cala già prima dell'infedeltà: intervenire su distanza e comunicazione quando compaiono i primi segnali è la prevenzione più concreta. Un terapeuta di coppia può aiutare molto in questa fase.

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