Storie di Tradimento

Tradimento Seriale: La Psicologia di Chi Tradisce Sempre

Sara Marchetti

Sara Marchetti

Curatrice — Psicologia delle relazioni

9 min di letturaAggiornato: 6 lug 2026
tradimento seriale psicologia — Storie di Tradimento
In breve
  • Il tradimento seriale è uno schema che si ripete, non un episodio isolato.
  • La ricerca di Selterman indica otto motivazioni: varietà e autostima pesano più del disamore.
  • Lo schema si mantiene perché la doppia vita diventa abitudine e rifugio.
  • Senza assunzione di responsabilità e un percorso serio, il ciclo tende a continuare.

Uno schema che si ripete, non un errore isolato

Nel tradimento seriale la psicologia conta molto più della morale: chi tradisce sempre non è semplicemente una persona che ha sbagliato una volta di troppo, ma qualcuno che ripete uno schema preciso, con regole, abitudini e giustificazioni che si assomigliano di storia in storia. E chi vive accanto a una persona così lo intuisce spesso prima di poterlo dimostrare.

Distinguere è fondamentale. Un episodio isolato, per quanto doloroso, nasce quasi sempre da una combinazione irripetibile di circostanze: una crisi, un'occasione, una fragilità di quel momento. Il tradimento seriale è un'altra cosa: relazioni parallele o avventure che si susseguono negli anni, con persone diverse, gestite con una organizzazione che non ha nulla di impulsivo.

Chi tradisce in modo seriale impara a costruire una doppia vita: orari, coperture, un telefono gestito con cura, versioni sempre pronte. E soprattutto sviluppa un repertorio di giustificazioni interne, quelle frasi che ripete a se stesso per continuare a guardarsi allo specchio: non faccio male a nessuno, a casa non manca niente, è solo un diversivo.

In questa pagina guardiamo il fenomeno per quello che è, senza etichette facili: cosa dice la ricerca sulle motivazioni di chi tradisce ripetutamente, perché lo schema tende a mantenersi da solo, e cosa può fare chi lo subisce o chi vuole davvero uscirne. Perché la domanda vera non è quanto sia grave, ma perché continua a succedere.

Le otto motivazioni: cosa dice davvero la ricerca

Per capire chi tradisce sempre, il punto di partenza più solido è la ricerca di Selterman e colleghi pubblicata sul Journal of Sex Research, che ha individuato otto motivazioni distinte dietro l'infedeltà: rabbia verso il partner, mancanza di amore, scarso impegno nella relazione, bisogno di autostima, fattori situazionali come alcol e distanza, sentirsi trascurati, desiderio sessuale e ricerca di varietà.

Il dato più importante di questo studio ribalta il senso comune: il tradimento spesso non nasce dal disamore. Molte persone che tradiscono dichiarano di amare il partner. E nel tradimento seriale, in particolare, le motivazioni dominanti tendono a essere strutturali, cioè legate a come la persona funziona, più che a cosa manca nella coppia.

La ricerca di varietà è la più tipica: il bisogno di novità, di conquista, di sentire di nuovo l'inizio di qualcosa. Non è un giudizio sulla moglie o sul marito che si ha a casa: è una fame che nessun partner stabile, per definizione, può saziare, perché ciò che viene cercato è proprio ciò che la stabilità non offre.

Il bisogno di autostima è l'altro motore ricorrente. Ogni nuova conquista funziona come una conferma: valgo ancora, piaccio ancora, esisto ancora. Per molti uomini oltre i cinquanta questo meccanismo si intreccia con il tempo che passa, con il corpo che cambia, con la sensazione di essere diventati invisibili. A questi si sommano i fattori situazionali: chi viaggia molto, chi frequenta ambienti dove le occasioni abbondano, chi beve. Quando motivazione interna e occasione esterna si incontrano regolarmente, lo schema trova terreno fertile.

Perché lo schema si mantiene da solo

La domanda che tormenta chi subisce un tradimento seriale è sempre la stessa: perché non smette? La risposta sta nel modo in cui lo schema, una volta avviato, si alimenta da solo, indipendentemente dalle intenzioni dichiarate.

Il primo meccanismo è l'abitudine. La prima volta costa: senso di colpa, paura, tensione. Ma ogni ripetizione abbassa la soglia. Le coperture diventano routine, le bugie escono fluide, la doppia vita si normalizza. Ciò che all'inizio era una trasgressione diventa, semplicemente, un modo di vivere.

Il secondo è il sollievo che il tradimento procura. Se la motivazione è l'autostima, ogni avventura funziona come una dose: calma per un po' il bisogno di conferme, che però si ripresenta puntuale, perché la fonte del problema non è mai stata toccata. È un cerchio che si chiude sempre nello stesso punto e riparte.

C'è poi un terzo elemento che la ricerca ha messo a fuoco. Lo studio di Stavrova, Pronk e Denissen pubblicato su Psychological Science nel 2023 ha mostrato che il benessere personale e di coppia inizia a calare già prima che il tradimento avvenga: l'infedeltà è spesso il sintomo di una crisi già in corso, non solo la sua causa. Nel tradimento seriale questo crea un alibi perfetto: la relazione si logora, e chi tradisce usa quel logoramento, che lui stesso alimenta con la sua assenza, come giustificazione per continuare. Ecco perché aspettare che passi da solo, quasi sempre, significa solo aspettare la prossima volta.

Quanto è diffuso: i numeri veri

Mettere qualche numero accanto all'esperienza aiuta a capire che non si tratta di casi rari. Secondo l'Osservatorio sull'infedeltà 2025 di Gleeden, condotto con YouGov, circa 4 italiani su 10 dichiarano di aver tradito almeno una volta nella vita. Il dato riguarda l'infedeltà in generale, ma dentro quel 40 per cento convivono situazioni molto diverse: l'episodio unico e, appunto, lo schema che si ripete.

I dati americani della General Social Survey, analizzati dall'Institute for Family Studies, aggiungono una prospettiva sull'arco della vita: il 20 per cento degli uomini sposati e il 13 per cento delle donne dichiara di aver avuto rapporti extraconiugali. E il picco non è tra i giovani: per gli uomini arriva nella piena maturità. L'idea che con l'età certi comportamenti si spengano da soli, insomma, non trova conferma nei dati.

Una precisazione onesta: nessuna statistica misura direttamente il tradimento seriale, perché chi risponde ai sondaggi non specifica quante volte e con quante persone. Ma la ricerca ha dimostrato che i dati dichiarati sottostimano il fenomeno: uno studio metodologico ha rilevato che con interviste anonime al computer la prevalenza annuale risulta circa sei volte più alta rispetto alle interviste faccia a faccia. Se le persone nascondono un singolo episodio, a maggior ragione nascondono uno schema.

Nella nostra esperienza con le migliaia di storie raccolte dal canale, le vicende di infedeltà ripetuta hanno un tratto comune: chi le racconta dice quasi sempre di aver capito tardi, non perché i segnali mancassero, ma perché ammettere lo schema faceva più male che negarlo.

Se ami una persona che tradisce sempre

Chi scopre un tradimento seriale affronta un dolore diverso da chi scopre un episodio: non deve elaborare un fatto, ma riscrivere anni di vita, chiedendosi quanto di ciò che ha vissuto fosse vero. È una ferita che tocca la fiducia in se stessi prima ancora che nel partner.

Ho perdonato la prima volta, e anche la seconda: mi diceva che erano sbandate, che contavo solo io. Alla terza ho smesso di chiedermi perché lo faceva e ho iniziato a chiedermi perché io restavo. È stata la domanda più dolorosa e più utile della mia vita. — Franco, 61 anni, Bari

L'esperienza di Franco indica il passaggio decisivo: spostare lo sguardo da lui a te. Non puoi controllare le motivazioni di chi tradisce, ma puoi controllare le tue condizioni. Alcuni punti fermi aiutano:

  • Guarda i fatti, non le promesse. Dopo ogni scoperta arrivano lacrime e giuramenti. Ciò che conta è cosa cambia concretamente nelle settimane successive: trasparenza reale, un percorso terapeutico iniziato davvero, la fine verificabile dell'altra relazione.
  • Dai un nome allo schema. Finché ogni episodio viene trattato come un caso isolato, la storia si ripete. Riconoscere che si tratta di un pattern cambia le domande da fare e le risposte da pretendere.
  • Non accettare il ribaltamento. Se ogni confronto finisce con te che ti scusi o ti giustifichi, la conversazione è stata rovesciata. Le responsabilità del tradimento restano di chi tradisce.
  • Proteggi la tua vita pratica. Salute, serenità, aspetti economici: chi affronta una crisi così ha bisogno di terreno solido sotto i piedi, qualunque decisione prenda poi.

Restare o andare via è una scelta che appartiene solo a te. Ma va presa guardando la realtà, non la versione più rassicurante di essa.

Uscire dal ciclo: cosa serve davvero

Chi tradisce serialmente può cambiare? Sì, ma non con la forza di volontà del giorno dopo la scoperta. Il cambiamento richiede tre passaggi, e nessuno dei tre si può saltare.

Il primo è riconoscere lo schema senza sconti: non un elenco di episodi sfortunati, ma un comportamento ripetuto che ha una funzione. Chiedersi a cosa serve ogni avventura, cosa calma, cosa conferma, è l'inizio del lavoro vero. Finché la risposta è capita e basta, non è ancora cominciato niente.

Il secondo è l'assunzione di responsabilità davanti al partner. Il lavoro del Gottman Institute sulla ricostruzione dopo l'infedeltà indica un percorso in tre fasi: espiare, cioè rispondere con verità e pazienza a tutte le domande del partner; sintonizzarsi di nuovo sui suoi bisogni; e solo dopo ricostruire il legame. Il dato che emerge dalla ricerca di John Gottman è netto: nelle coppie in cui chi ha tradito accetta di rispondere alle domande del partner, la relazione sopravvive nell'86 per cento dei casi, contro il 59 per cento quando si rifiuta. La trasparenza non è un'umiliazione: è la condizione del percorso.

Il terzo è un lavoro strutturato sulle motivazioni di fondo, in genere con un terapeuta: se il motore è l'autostima, va costruita una fonte di valore che non dipenda dalla conquista; se è la ricerca di varietà, va affrontato il rapporto con la routine e con il tempo che passa. Anche la Mayo Clinic, tra le fonti mediche più autorevoli, indica il supporto professionale come passaggio chiave della ripresa dopo l'infedeltà. Non è un percorso rapido. Ma è l'unico che distingue chi cambia da chi, semplicemente, diventa più prudente.

Conclusione

Il tradimento seriale non si spiega con le etichette comode, il vizio, il carattere, gli uomini sono fatti così, e nemmeno con l'idea opposta che sia sempre colpa di una coppia che non funziona. La ricerca racconta una realtà più precisa: motivazioni identificabili, ricerca di varietà e bisogno di conferme su tutte, che si saldano in uno schema capace di mantenersi da solo per anni.

Proprio per questo la lucidità vale più della rabbia. Se sei tu a subire, il compito non è decifrare all'infinito chi tradisce, ma decidere a quali condizioni sei disposto a restare, e verificare i fatti invece delle promesse. Se sei tu a riconoscerti nello schema, la via d'uscita esiste, ma passa da responsabilità piena e lavoro vero, non dai buoni propositi.

In entrambi i casi, la domanda giusta non è perché è successo, ma cosa deve cambiare perché non succeda ancora. È una domanda scomoda. Ma è l'unica che apre una strada.

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Nota: Questo articolo ha scopo puramente informativo e non sostituisce il parere di un professionista. Se stai vivendo una situazione di crisi relazionale, ti consigliamo di rivolgerti a uno psicologo o psicoterapeuta qualificato.

Chi ha scritto questo articolo

Sara Marchetti

Sara Marchetti

Curatrice — Psicologia delle relazioni · Cura i contenuti di psicologia delle relazioni di Storie di Tradimento

Cura i contenuti dedicati alla psicologia delle relazioni e del tradimento, basandosi sulla letteratura pubblicata (Gottman Institute, Journal of Sex Research, Mayo Clinic) e sulle migliaia di storie raccolte dalla community del canale. I suoi articoli non sostituiscono un percorso con un professionista della salute mentale.

Ultimo aggiornamento: 6 luglio 2026

Domande Frequenti

Non un singolo episodio, ma uno schema di infedeltà che si ripete nel tempo, con partner diversi o relazioni parallele, spesso accompagnato da una doppia vita organizzata e da giustificazioni ricorrenti.

Non necessariamente. La ricerca di Selterman e colleghi sul Journal of Sex Research ha individuato otto motivazioni distinte, tra cui ricerca di varietà, bisogno di autostima e fattori situazionali: il tradimento spesso non nasce dal disamore.

Sì, ma solo a precise condizioni: riconoscere lo schema senza minimizzare, assumersi la responsabilità piena e lavorare sulle motivazioni di fondo, di solito con un percorso terapeutico strutturato. Senza questi passaggi il ciclo tende a ripetersi.

Contano la ripetizione, l'organizzazione e la reazione alla scoperta. Episodi con persone diverse in periodi diversi, una doppia vita gestita con metodo e la tendenza a minimizzare o ribaltare la colpa indicano uno schema, non un incidente.

Nessuno può deciderlo al posto tuo. Il criterio più onesto è guardare i fatti: se dopo ogni scoperta seguono promesse ma nessun cambiamento concreto, restare alle stesse condizioni significa accettare che accada di nuovo.

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