Si tradisce di meno, almeno stando a quello che gli italiani raccontano di sé quando qualcuno glielo chiede. Tra il 2019 e il 2025 la percentuale di chi ammette almeno un'infedeltà è scesa in modo lento ma costante, e il calo è più marcato proprio dove pochi se lo aspettavano: tra le donne e tra i più giovani.
Sono numeri che meritano una lettura attenta, senza facili entusiasmi. Perché dietro una curva che scende possono nascondersi tre storie molto diverse: più consapevolezza e più fedeltà reale, una definizione di tradimento diventata più severa, oppure semplicemente meno voglia di ammetterlo davanti a un sondaggista. Qui mettiamo in fila i dati veri, con le fonti dichiarate, e proviamo a capire quale di queste tre storie pesa di più. Spoiler onesto: probabilmente tutte e tre insieme, ma non nella stessa misura.
Il trend in numeri: dal 44% del 2019 a quattro su dieci
Il dato di partenza arriva dall'Osservatorio sull'infedeltà 2025 di Gleeden, condotto con YouGov: oggi circa 4 italiani su 10 dichiarano di aver tradito almeno una volta nella vita. Nel 2022 era il 45%, nel 2019 il 44%. Tradotto: in sei anni la quota di chi ammette un'infedeltà è scesa di qualche punto, dopo essere rimasta sostanzialmente ferma tra il 2019 e il 2022.

Qualcuno potrebbe liquidare la differenza come minima. Ma nei sondaggi ripetuti nel tempo conta soprattutto la direzione: per anni la percentuale era stabile o in leggera crescita, ora la freccia punta verso il basso. E il periodo attraversato non è stato banale — dentro ci sono la pandemia, le convivenze forzate, la grande stagione delle app di incontri. Con tutte queste occasioni in più, il numero dichiarato è sceso comunque.
C'è poi un secondo dato dello stesso Osservatorio che dà profondità al quadro: oltre l'80% degli italiani ritiene possibile restare fedeli alla stessa persona per tutta la vita. Non è il dato di un Paese cinico e rassegnato all'infedeltà: è il dato di un Paese che, almeno a parole, crede ancora nella fedeltà come progetto realistico, non come favola.
Un'avvertenza prima di andare avanti, perché sarà il filo rosso di tutto il ragionamento: un sondaggio non misura quanti tradiscono. Misura quanti ammettono di aver tradito. La distanza tra le due cose esiste, è documentata, e ci torneremo con un numero preciso. Ma anche i comportamenti dichiarati raccontano qualcosa di reale: raccontano come gli italiani vogliono vedersi, e questo, in tema di coppia, non è affatto un dettaglio.
Donne e Gen Z: dove il calo è più netto
Se il dato generale scende piano, due segmenti crollano. Il primo è quello femminile: secondo l'Osservatorio Gleeden/YouGov, l'infedeltà dichiarata dalle donne è passata dal 41% al 34%. Sette punti sono tanti, soprattutto se ricordiamo che per anni la narrazione dominante parlava di donne che «recuperavano terreno» sugli uomini in fatto di scappatelle. Quella rincorsa, almeno nelle dichiarazioni, si è fermata e ha invertito la marcia.

Il secondo segmento è la Generazione Z: solo il 23% ammette di aver tradito, contro il 34% del 2022. Undici punti in meno in tre anni, tra i ragazzi che in teoria avrebbero più occasioni di chiunque — app, chat, una socialità digitale permanente. Eppure sono anche i più convinti sostenitori della fedeltà: nella stessa rilevazione, l'88% dei Gen Z ritiene possibile restare fedeli a una sola persona per tutta la vita, più della media nazionale.
Per un lettore che ha cresciuto figli oggi ventenni, questo dato ribalta un pregiudizio comodo: che i giovani prendano la coppia alla leggera. I numeri dichiarati dicono il contrario. Cresciuti tra genitori separati e relazioni liquide, molti di loro sembrano trattare la fedeltà come una scelta identitaria, quasi una forma di controcultura.
Cosa NON dicono questi numeri
Attenzione però a non far dire ai dati più di quanto dicono. Un ventenne ha avuto meno anni e meno relazioni in cui tradire rispetto a un sessantenne: una parte del divario tra generazioni è fisiologica. E la maggiore sensibilità dei giovani sul tema può funzionare in due modi opposti: meno tradimenti reali, oppure più vergogna nell'ammetterli. I dati dichiarati, da soli, non permettono di separare le due componenti.
Il paradosso della definizione allargata: anche il sexting conta
Qui il quadro si fa davvero interessante. Sempre secondo l'Osservatorio sull'infedeltà 2025 di Gleeden/YouGov, per circa 9 italiani su 10 l'infedeltà comprende anche il sexting e il flirt aperto, non solo il tradimento fisico. La definizione condivisa di tradimento, in altre parole, si è allargata: oggi ci finiscono dentro comportamenti che vent'anni fa molti avrebbero archiviato come innocui.

E qui nasce il paradosso. Se allarghi la definizione, la percentuale di chi «ha tradito» dovrebbe salire, non scendere: più comportamenti rientrano nel perimetro, più persone dovrebbero riconoscersi colpevoli. Invece il dato dichiarato cala. Ci sono due modi di leggere questa apparente contraddizione, e vale la pena guardarli entrambi in faccia.
Prima lettura: il calo vale doppio. Se gli italiani dichiarano meno tradimenti proprio mentre la soglia si abbassa — quando basta una chat spinta per «contare» — allora la diminuzione reale dei comportamenti potrebbe essere ancora più marcata di quanto appaia. Sarebbe il segnale di una consapevolezza nuova: si è capito che la fiducia si incrina molto prima del letto, e ci si regola di conseguenza.
Seconda lettura: giudici severi con gli altri, indulgenti con sé stessi. È facile dire al sondaggista che il sexting è tradimento; più difficile è applicare quel metro alla propria chat delle 23:47 con la collega o con la vecchia fiamma ritrovata sui social. Molti condannano la categoria in astratto e assolvono il proprio caso concreto: «era solo un gioco», «non è successo niente». In questo scenario la definizione allargata convive benissimo con dichiarazioni al ribasso, perché ciascuno ritaglia per sé un'eccezione su misura.
Si tradisce di meno o si confessa di meno?
Ed eccoci alla domanda onesta, quella che ogni articolo sui sondaggi dovrebbe porsi. Quanto possiamo fidarci di ciò che le persone dichiarano su un tema così intimo? La ricerca ha una risposta scomoda: poco. Uno studio peer-reviewed citato nelle analisi metodologiche sul tema ha confrontato i due modi di porre la domanda, e il risultato è impressionante: con interviste anonime al computer la prevalenza annuale di infedeltà rilevata è circa 6 volte più alta che nelle interviste faccia a faccia — 6,13% contro 1,08%. Stessa popolazione, stessa domanda, risposta sei volte diversa a seconda di chi ascolta.

La conclusione obbligata è che i dati dichiarati sottostimano il fenomeno, e non di poco. Quando leggiamo «4 italiani su 10 hanno tradito», il numero vero è quasi certamente più alto. Vale per il 2025 come valeva per il 2019.
«Ho tradito una volta sola, dodici anni fa, in trasferta. Non l'ho mai detto a mia moglie e non lo direi nemmeno in un questionario anonimo. Certe cose uno se le porta dentro e basta, nero su bianco non le mette.» — Franco, 61 anni, Bari
Il trend, però, non è da buttare. Se il modo di sottostimare resta più o meno costante nel tempo, un calo nelle dichiarazioni segnala comunque un cambiamento reale. Il problema è che la costanza non è garantita: se negli ultimi anni il tradimento è tornato socialmente meno accettabile — e il dato sull'80% che crede nella fedeltà a vita lo suggerisce — allora una parte del calo potrebbe essere solo maggiore reticenza. Meno confessioni, non meno tradimenti. La risposta più onesta è che il calo dichiarato è vero, la sua interpretazione è mista: un po' di comportamenti in meno, un po' di silenzio in più. Chi vi vende certezze su questo punto vi sta vendendo una storia, non un dato.
Il contesto: coppie italiane e confronto con gli Stati Uniti
Il calo dell'infedeltà dichiarata non vive nel vuoto: intorno ci sono coppie che cambiano. I dati ufficiali ISTAT del report su matrimoni, unioni civili, separazioni e divorzi fotografano un 2024 in frenata su tutti i fronti:

- 173.272 matrimoni, il 5,9% in meno rispetto al 2023, con i riti religiosi giù dell'11,4%;
- 75.014 separazioni (−9,0%) e 77.364 divorzi (−3,1%), in discesa rispetto alle 82.392 separazioni e ai 79.875 divorzi del 2023;
- i divorzi sono ormai il 19,4% in meno rispetto al picco del 2016 (99.071);
- il 74,8% delle coppie sposate nel 2024 sceglie la separazione dei beni — nel 1995 era il 40,9%.
La lettura d'insieme: ci si sposa di meno, ma chi si sposa lo fa in modo più ponderato — e forse per questo si separa di meno. Meno matrimoni «per inerzia» potrebbe voler dire anche meno matrimoni infelici, che della gran parte dei tradimenti sono il terreno di coltura. In questo senso il calo dell'infedeltà dichiarata e il calo delle separazioni potrebbero essere due facce dello stesso fenomeno: una selezione all'ingresso più severa.
Il confronto internazionale conferma che non è un'anomalia italiana. Negli Stati Uniti, la General Social Survey analizzata dall'Institute for Family Studies indica che il 20% degli uomini e il 13% delle donne sposati dichiara rapporti extraconiugali nell'arco della vita. Il picco maschile è tra i settantenni (26%), quello femminile tra le sessantenni (16%): l'infedeltà «accumulata» appartiene soprattutto alle generazioni più anziane. Tra i 18-29enni americani, invece, le donne dichiarano leggermente più degli uomini (11% contro 10%): numeri bassi e gap quasi azzerato, esattamente come il ritratto della Gen Z italiana. Le nuove generazioni, su entrambe le sponde dell'Atlantico, dichiarano meno e partono più tardi.
Conclusione
Allora, si tradisce di meno? La risposta più corretta è: si dichiara meno tradimento, e una parte di questo calo è quasi certamente reale. Il trend Gleeden/YouGov dal 44% del 2019 a circa 4 su 10 nel 2025 è coerente in tutti i segmenti, più forte tra donne e giovani, e arriva proprio mentre la definizione di infedeltà si allarga fino a includere sexting e flirt. Se fosse solo reticenza, difficilmente il quadro sarebbe così ordinato.

Ma sarebbe disonesto fermarsi qui. Le interviste anonime rilevano circa sei volte più infedeltà di quelle faccia a faccia: qualunque numero dichiarato è un pavimento, non un soffitto. E in un clima culturale che torna a premiare la fedeltà — con oltre l'80% degli italiani convinto che durare tutta la vita sia possibile — la tentazione di tacere una scappatella al sondaggista cresce insieme alla voglia di non farla.
Per chi legge questi numeri dall'interno di un matrimonio lungo, la lezione pratica è doppia. Primo: il vento culturale è cambiato, e gioca a favore di chi nella coppia investe — parlarne insieme, anche partendo da un dato di cronaca, è più facile oggi di dieci anni fa. Secondo: le statistiche descrivono il Paese, non la vostra cucina. Nessuna percentuale in calo protegge una coppia che ha smesso di parlarsi, e nessun picco statistico condanna una coppia che si sceglie ogni giorno. I numeri servono a capire il fenomeno; a casa vostra, contano le persone.

