Storie di Tradimento

Le Scuse più Assurde che Ci Avete Raccontato

Sara Marchetti

Sara Marchetti

Curatrice — Psicologia delle relazioni

10 min di lettura
scuse di chi tradisce — Storie di Tradimento
In breve
  • Scioperi inventati, profumi «dell'autogrill», baci subiti da fermi: le scuse raccontate dai lettori
  • La scusa assurda nasce dal panico: serve a guadagnare secondi, non a convincere
  • Con interviste anonime l'infedeltà ammessa è circa sei volte più alta: mentire è la norma
  • Chi risponde alle domande del partner salva la coppia nell'86% dei casi (Gottman)

Le scuse di chi tradisce nel momento esatto in cui viene scoperto meriterebbero un museo. In anni di storie raccolte dal nostro canale ne abbiamo sentite di ogni tipo: scioperi ferroviari mai esistiti, profumi «presi all'autogrill», baci subiti restando immobili come statue. Non parliamo delle bugie quotidiane, quelle costruite con cura per settimane per coprirsi: parliamo dell'attimo in cui il castello crolla e la persona scoperta, davanti a una prova, improvvisa.

Le raccontiamo qui come ce le hanno raccontate i lettori: con la scusa, e con il momento preciso in cui è crollata. Si sorride, a tratti. Ma è un sorriso amaro, e va detto subito: dietro ogni scusa assurda c'è una persona che quella sera ha smesso di fidarsi di chi le dormiva accanto.

«C'era sciopero dei treni»: la scusa smontata in trenta secondi

Apriamo con un classico della categoria «verificabile in tempo reale». La bugia d'emergenza ha un difetto strutturale: viene inventata da un cervello nel panico, che non ha il tempo di chiedersi se il mondo la contraddice.

«C'era sciopero dei treni»: la scusa smontata in trenta secondi
«Mio marito non è rientrato una notte. La mattina dopo, alle sette, l'ho trovato in cucina che si preparava il caffè come niente fosse. Mi ha detto: “C'era sciopero dei treni, ho dormito da Sandro, il collega di Modena”. Per un attimo ci ho pure creduto, perché quando ami qualcuno vuoi credergli. Poi, mentre lui era sotto la doccia, ho preso il telefono e ho controllato: nessuno sciopero, quel giorno. Nemmeno un ritardo. Ho aspettato che uscisse dal bagno e gli ho letto ad alta voce la pagina: circolazione regolare su tutta la rete. Lui è rimasto lì, con l'asciugamano in mano, e ha detto l'unica cosa peggiore della prima bugia: “Sarà stato uno sciopero locale”. A Modena. Uno sciopero locale segreto, evidentemente, di cui sapeva solo lui. In quel momento non ho pianto: ho quasi riso. E ho capito che ridere del proprio matrimonio è il modo più triste di piangere.» — Patrizia, 58 anni, Bologna

Lo «sciopero locale segreto» è il perfetto secondo atto della scusa assurda: quando la prima bugia crolla, quasi nessuno si arrende. Se ne costruisce una seconda, più piccola e più disperata, sopra le macerie della prima. Non è strategia: è un riflesso. Ammettere in quel momento significherebbe far crollare tutto insieme, e il cervello preferisce crollare a rate.

Il profumo dell'autogrill

Ci sono scuse che funzionano proprio perché sono troppo stupide per sembrare inventate. Massimo ci ha scritto raccontando la sua, e ammettendo una cosa che dicono in tanti: sul momento, ci aveva quasi creduto.

Il profumo dell'autogrill
«Mia moglie è rientrata da quella che doveva essere una giornata dalla sorella a Frosinone. Ci siamo abbracciati e ho sentito un profumo maschile, netto, di quelli costosi. Non il mio. Gliel'ho detto, quasi scherzando: “Che profumo è?”. Lei non ha esitato un secondo: “Ah, all'autogrill c'era l'espositore dei profumi, ho spruzzato un tester per curiosità”. Un tester. Sul collo, sui capelli e dentro la sciarpa. Devo ammettere che sul momento ha funzionato: sembrava una spiegazione così stupida che pensai non potesse essere inventata. Poi, a cena, le ho chiesto distrattamente com'era il traffico sull'autostrada. Mi ha guardato con gli occhi vuoti di chi in autostrada quel giorno non è mai salita. La sorella, che ho sentito il giorno dopo con una scusa, non la vedeva da tre settimane. L'autogrill dei profumi non esisteva, come non esisteva la giornata a Frosinone. Esisteva solo quel profumo, che ancora oggi, se lo sento addosso a qualcuno, mi chiude lo stomaco.» — Massimo, 57 anni, Roma

La scusa del tester ha una logica perversa che vale la pena guardare da vicino: chi la pronuncia non sta descrivendo la realtà, sta rispondendo alla domanda «cosa potrebbe spiegare questo profumo?». È un problema di geometria, non di verità. Peccato che ogni risposta d'emergenza generi nuove domande — il traffico, la sorella, gli orari — e che alla seconda domanda il bugiardo arrivi già a mani vuote.

«Mi ha baciato lei, io sono rimasto fermo»

Poi c'è la categoria regina: la scusa pronunciata davanti all'evidenza, mentre l'evidenza è ancora in corso. Qui non si nega il fatto: si nega la propria partecipazione al fatto. Carla se l'è sentita dire in diretta.

«Mi ha baciato lei, io sono rimasto fermo»
«Alla festa dei cinquant'anni di un nostro amico sono uscita in terrazza a cercare mio marito e l'ho trovato attaccato a una donna che conoscevo appena. Non un saluto equivocato: un bacio vero, di quelli lunghi. Sono rimasta immobile qualche secondo, poi lui mi ha vista. E lì, davanti a me, con il rossetto di lei ancora addosso, ha pronunciato la frase che mi porto dietro da tre anni: “Amore, mi ha baciato lei. Io sono rimasto fermo”. Fermo. Come se fosse stato aggredito da un bacio, vittima innocente di una bocca altrui. Gli ho chiesto perché allora la sua mano fosse dietro la schiena di lei, e ha risposto: “Per non farla cadere”. Un cavaliere, praticamente. Il matrimonio è finito sei mesi dopo, ma la cosa che non gli ho mai perdonato non è il bacio: è che in quel momento ha pensato che io fossi abbastanza stupida da credergli. La scusa mi ha offesa più del tradimento.» — Carla, 54 anni, Napoli

«La scusa mi ha offesa più del tradimento» è una frase che torna, identica, in decine di storie che riceviamo. Ha senso: il tradimento ferisce il cuore, la scusa assurda ferisce l'intelligenza. Aggiunge al dolore un messaggio implicito e umiliante: «ti considero capace di bere qualsiasi cosa». È spesso questo secondo colpo, non il primo, a chiudere la partita.

L'hotel prenotato «per un'amica»

L'ultima storia riguarda una scusa più elaborata, di quelle che sembrano quasi reggersi in piedi. Finché la realtà, letteralmente, non si siede a tavola.

L'hotel prenotato «per un'amica»
«Sull'estratto conto della carta condivisa è comparso un hotel di Verona, un martedì in cui mia moglie doveva essere al corso di acquerello. Gliel'ho mostrato senza accusarla, volevo solo capire. Lei ha guardato il foglio per due secondi e ha detto: “Ah sì, ho prenotato io per la mia amica Rosa, che non ha la carta di credito. Poi mi ridà i soldi”. Sembrava plausibile, quasi. Ho lasciato passare due settimane. Una sera, a cena con amici, c'era anche Rosa. Le ho chiesto, tra una portata e l'altra, com'era stato l'hotel a Verona. Rosa mi ha guardato come si guarda uno che parla una lingua straniera: “Verona? Io non vado a Verona da dieci anni”. Il silenzio che è calato al tavolo non lo dimenticherò mai. Mia moglie ha cambiato discorso con una disinvoltura che mi ha fatto più paura della bugia. Quella notte ha ammesso tutto: sei mesi. Rosa non c'entrava niente, ovviamente. Era solo il nome che il panico le aveva suggerito.» — Giorgio, 63 anni, Milano

Il dettaglio più amaro è l'ultimo: «il nome che il panico le aveva suggerito». La scusa d'emergenza pesca sempre nel materiale disponibile — un'amica vera, un collega vero, un luogo plausibile — e proprio per questo si lascia dietro testimoni involontari che prima o poi, senza saperlo, la smentiscono davanti a tutti.

Perché il panico inventa scuse assurde (e non geniali)

Da fuori sembra incredibile: persone adulte, spesso brillanti nel lavoro, che davanti alla scoperta producono spiegazioni da bambino con la marmellata sulle dita. La spiegazione non è la stupidità: è la fisiologia.

Perché il panico inventa scuse assurde (e non geniali)

Chi viene scoperto vive, in pochi secondi, qualcosa di molto simile a un'aggressione: il corpo entra in allarme, il battito sale, e le funzioni cognitive più fini — quelle che servirebbero per costruire una bugia coerente — vanno fuori uso proprio quando servirebbero di più. Quello che resta è un riflesso: dire qualcosa, qualsiasi cosa, che allontani il pericolo di dieci secondi. La scusa assurda non nasce per convincere: nasce per guadagnare tempo. È l'equivalente verbale di mettere le mani davanti alla faccia.

C'è anche un secondo meccanismo. La bugia preparata in anticipo e la bugia improvvisata sono attività mentali completamente diverse: la prima si può provare e riprovare, la seconda va inventata sotto stress, davanti alla persona che conosce abitudini, orari e amicizie meglio di chiunque altro. Il pubblico peggiore possibile, nel momento peggiore possibile.

Che mentire sull'infedeltà sia la norma, del resto, lo conferma la ricerca: secondo uno studio peer-reviewed citato dall'Institute for Family Studies, quando le domande sull'infedeltà vengono poste in forma anonima al computer la prevalenza annuale rilevata risulta circa sei volte più alta rispetto alle interviste faccia a faccia (6,13% contro 1,08%). Se si mente perfino a un questionario anonimo, figurarsi al coniuge, in cucina, alle sette del mattino.

Quello che una scusa assurda dice davvero

Vale la pena resistere alla tentazione di leggere la scusa assurda come una prova di cinismo. Spesso è il contrario: è la prova che la persona scoperta non aveva un piano, e che il tradimento stesso era meno lucido di quanto sembri da fuori. La ricerca di Selterman e colleghi pubblicata sul Journal of Sex Research ha individuato otto motivazioni distinte dietro l'infedeltà — dalla rabbia verso il partner ai fattori puramente situazionali come alcol, distanza e stress — e ha mostrato che il tradimento spesso non nasce dal disamore. Chi improvvisa lo «sciopero locale» sta difendendo, in modo goffo e disperato, una vita che non voleva davvero perdere.

Quello che una scusa assurda dice davvero

Questo non assolve nessuno. Ma spiega un paradosso che chi è stato tradito conosce bene: la scusa assurda, una volta crollata, diventa quasi liberatoria. Finché la spiegazione era plausibile, il dubbio tormentava: «sono io che sono paranoico?». Quando arrivano lo sciopero fantasma o l'autogrill dei profumi, il dubbio finisce: non sei tu a essere impazzito, è la scusa a essere impossibile. Molti lettori ci raccontano quel momento come uno spartiacque: doloroso, ma finalmente nitido.

E c'è un dato che ribalta la prospettiva: secondo il Gottman Institute, nelle coppie in cui chi ha tradito accetta di rispondere alle domande del partner la relazione sopravvive nell'86% dei casi, contro il 59% quando si rifiuta. Tradotto: non è la verità a uccidere i matrimoni. È l'ostinazione nella scusa.

Conclusione

Le scuse più assurde che ci avete raccontato fanno sorridere solo da lontano. Da vicino sono tutte uguali: c'è una prova sul tavolo, una persona nel panico che dice la prima cosa che le passa per la testa, e un'altra che in quel momento capisce due cose insieme — il tradimento, e quanto poco credito le viene dato.

Conclusione

Se vi trovate dalla parte di chi ascolta la scusa, un consiglio che torna in molte delle vostre storie: non serve vincere il dibattito. Non serve smontare lo sciopero con gli orari dei treni o convocare Rosa a cena, se non per voi stessi. La domanda importante non è «questa scusa regge?» — quasi mai regge — ma «cosa voglio fare adesso che lo so?». È una domanda che merita giorni, non secondi, e possibilmente l'aiuto di un terapeuta di coppia.

E se vi trovate dall'altra parte, scoperti, con lo sciopero fantasma già a metà bocca: fermatevi. Come mostrano i numeri del Gottman Institute, la scusa assurda non salva niente; qualche volta, la verità sì. Nessuna delle persone che ci scrivono ha mai perdonato una bugia in più. Qualcuna, col tempo, ha perdonato una verità detta male, ma detta subito.

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Nota: Questo articolo ha scopo puramente informativo e non sostituisce il parere di un professionista. Se stai vivendo una situazione di crisi relazionale, ti consigliamo di rivolgerti a uno psicologo o psicoterapeuta qualificato.

Chi ha scritto questo articolo

Sara Marchetti

Sara Marchetti

Curatrice — Psicologia delle relazioni · Cura i contenuti di psicologia delle relazioni di Storie di Tradimento

Cura i contenuti dedicati alla psicologia delle relazioni e del tradimento, basandosi sulla letteratura pubblicata (Gottman Institute, Journal of Sex Research, Mayo Clinic) e sulle migliaia di storie raccolte dalla community del canale. I suoi articoli non sostituiscono un percorso con un professionista della salute mentale.

Ultimo aggiornamento: 13 agosto 2026

Domande Frequenti

Perché improvvisa nel panico: lo stress della scoperta spegne la lucidità e la scusa serve solo a guadagnare qualche secondo. Non è un piano, è un riflesso di difesa, l'equivalente verbale di mettere le mani davanti alla faccia.

Le bugie d'emergenza sono fragili e verificabili: uno sciopero si controlla in trenta secondi, un'amica ignara smentisce a cena. Se alla seconda domanda i dettagli cambiano o si aggiunge una bugia più piccola sopra la prima, non era la verità.

Sì. Con interviste anonime al computer la prevalenza annuale rilevata è circa sei volte più alta che nelle interviste faccia a faccia (6,13% contro 1,08%). Mentire su questo tema è la norma, non l'eccezione.

Non serve vincere il dibattito né raccogliere altre prove: la domanda vera è cosa fare adesso che si sa. Meglio prendersi giorni, non secondi, e valutare un percorso con un terapeuta di coppia prima di decidere.

Secondo il Gottman Institute, quando chi ha tradito accetta di rispondere alle domande del partner la relazione sopravvive nell'86% dei casi, contro il 59% quando si rifiuta. L'ostinazione nella bugia pesa più della verità detta male.

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